Safer Internet Day 2026: sicurezza online, comportamenti digitali e responsabilità per le imprese

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Scrivania di un ufficio aziendale con laptop e smartphone che rappresentano la sicurezza online come processo di governance per le imprese

Safer Internet Day 2026: sicurezza online, comportamenti digitali e responsabilità per le imprese

Oggi, 10 febbraio, si celebra il Safer Internet Day 2026, la giornata internazionale promossa a livello europeo per riflettere sull’uso sicuro e consapevole di Internet. Il tema di quest’anno è incentrato in particolare sul rapporto tra giovani e intelligenza artificiale, affiancato – come da tradizione – dall’attenzione ai fenomeni di cyberbullismo e comportamenti digitali a rischio.

Un approccio importante, ma che riguarda solo una parte del problema.

Dal punto di vista delle imprese, la sicurezza online non è una questione di sensibilizzazione occasionale: è un tema strutturale, continuo, che coinvolge tecnologia, persone e responsabilità legali. Ed è proprio da qui che vogliamo partire.

Navigare sicuri in rete: cosa significa davvero per un’azienda

Sicurezza online in azienda: dal “tool” al rischio misurabile

In azienda, la sicurezza online non è un prodotto: è una riduzione del rischio.

Per un’organizzazione, “navigare sicuri in rete” non significa semplicemente evitare contenuti pericolosi o adottare buone pratiche individuali. Significa ridurre il rischio digitale complessivo che può impattare su dati, operatività e reputazione.

Navigare in modo sicuro significa:

  • proteggere dati e informazioni aziendali
  • ridurre l’esposizione a incidenti informatici
  • prevenire accessi non autorizzati e abusi
  • governare l’uso degli strumenti digitali
  • limitare rischi operativi, reputazionali e legali

La sicurezza online, in ambito aziendale, va quindi letta come processo di governance, non come semplice adozione di strumenti tecnici.

Quando il fattore umano diventa il punto debole (e come ridurre il rischio)

Il rischio più comune non è una falla: è un comportamento

Il fattore umano non è “il problema”: è il perimetro più esposto.

Molti incidenti informatici non hanno origine da una vulnerabilità tecnologica, ma da comportamenti digitali non governati. Email, chat, piattaforme collaborative e social network sono oggi parte integrante anche dei contesti lavorativi, e introducono dinamiche relazionali che, se trascurate, possono trasformarsi in rischio.

Fenomeni come molestie digitali, conflitti online, uso improprio degli strumenti aziendali o escalation di comportamenti ostili rappresentano spesso il primo anello di una catena che può portare a problemi ben più concreti.

Cosa insegna la lotta al cyberbullismo quando il digitale entra in azienda

Quando le dinamiche online diventano policy, procedure e responsabilità

Senza regole chiare, il digitale amplifica conflitti e ambiguità.

Da anni, accanto all’attività tecnica e consulenziale, opera anche l’esperienza dell’APS Zemian Dojo, impegnata nella lotta al cyberbullismo e nello studio delle dinamiche relazionali online.
Il lavoro svolto dall’associazione evidenzia un punto chiave anche per il mondo aziendale: la sicurezza digitale non dipende solo dalla tecnologia, ma dai comportamenti delle persone che la utilizzano.

Le stesse logiche che alimentano il cyberbullismo – mancanza di consapevolezza, uso distorto degli strumenti digitali, sottovalutazione delle conseguenze – sono spesso presenti anche in contesti professionali.

Quando un conflitto online diventa un caso aziendale (e legale)

Tracce digitali, contesto e tutela: cosa cambia quando “resta tutto scritto”

Nel digitale, ciò che accade spesso lascia tracce. Il punto è gestirle correttamente.

Quando un comportamento digitale supera una certa soglia, il tema non è più solo organizzativo o disciplinare. In alcuni casi, può trasformarsi in un problema tecnico-legale, con impatti diretti sull’azienda.

Chat, email, profili social, dispositivi e account diventano tracce digitali persistenti, che possono essere contestate, analizzate e utilizzate come elementi di tutela o di difesa.

Quando servono prove e metodo: il ruolo dell’informatica forense

Dati, log, chat e dispositivi: perché la prova digitale non si improvvisa

Se la prova non è gestita bene, il problema non è solo tecnico: diventa anche legale.

Nei casi più complessi, che coinvolgono fenomeni di cyberbullismo, cyberstalking o abusi digitali con rilevanza giuridica, è necessario un approccio tecnico rigoroso. È qui che entra in gioco l’informatica forense, anche quando è necessario analizzare e gestire correttamente prove digitali a supporto di tutela, contenziosi o procedimenti.

Per approfondire l’ambito tecnico-forense: Periti Digitali.

L’analisi delle prove digitali richiede competenze specifiche, metodo e rispetto delle procedure, soprattutto quando le evidenze devono essere utilizzate in ambito legale o a supporto di contenziosi.

La sicurezza online in azienda è governance, non solo IT

Un modello efficace unisce prevenzione, comportamento e capacità di intervento

La sicurezza online funziona quando è un processo: continuo, misurabile, condiviso.

Il Safer Internet Day può essere un utile momento di riflessione, ma per le imprese la sicurezza online non si esaurisce in una giornata. È una responsabilità continua che coinvolge:

  • infrastruttura IT
  • processi organizzativi
  • comportamenti digitali
  • gestione del rischio
  • consapevolezza delle implicazioni legali

Affrontarla in modo efficace significa adottare una visione integrata, capace di unire cybersecurity, fattore umano e competenze forensi.

Perché parlare di sicurezza online solo un giorno all’anno non è sufficiente

Navigare sicuri in rete oggi significa riconoscere che la sicurezza digitale non è solo una questione tecnologica. È un equilibrio tra prevenzione, consapevolezza dei comportamenti e capacità di intervenire in modo tecnico quando il digitale diventa un problema reale.

FAQ

Cos’è la sicurezza online per un’azienda?

È l’insieme di misure tecniche, organizzative e comportamentali che riducono il rischio digitale complessivo.

Il cyberbullismo può riguardare anche il contesto lavorativo?

Sì. Comportamenti digitali ostili possono manifestarsi anche in ambito professionale e avere conseguenze operative e legali.

Quando serve l’informatica forense?

Quando un evento digitale deve essere analizzato in modo tecnico per fini legali, disciplinari o di tutela aziendale.

La sicurezza informatica riguarda solo l’IT?

No. Coinvolge persone, processi e responsabilità, non solo sistemi e software.

Domande frequenti dei clienti

Cosa significa davvero sicurezza online per un’azienda?

Significa ridurre il rischio digitale complessivo, non solo proteggere i sistemi: persone, comportamenti e responsabilità fanno parte della sicurezza.

Perché il fattore umano è centrale nella cybersecurity?

Perché molti incidenti nascono da errori, abitudini scorrette o mancanza di regole, non da vulnerabilità tecniche.

Il cyberbullismo può avere conseguenze legali anche in ambito lavorativo?

Sì. Quando avviene attraverso strumenti digitali aziendali o tra colleghi, può generare responsabilità organizzative e legali.

Quando serve l’informatica forense in un’azienda?

Quando è necessario analizzare chat, email, log o dispositivi come prove digitali a supporto di tutela, contenziosi o procedimenti.

La sicurezza online riguarda solo l’IT?

No. È un tema di governance che coinvolge direzione, HR, IT e consulenti esterni.

I redirect possono interferire con Cloudflare o altre CDN?

Sì. Una regola CDN può sovrascrivere o entrare in conflitto con le regole del server origin, generando loop o comportamenti imprevisti. È fondamentale mantenere una gerarchia di routing chiara.

Qual è l’errore più comune nel 2025?

Uniformare redirect e forward come se fossero intercambiabili. Oggi, con architetture complesse e SEO più severo, la scelta errata può causare perdita di ranking, problemi di routing o vulnerabilità di sicurezza.

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PERIZIA INFORMATICA FORENSE: COSA FARE SUBITO SE CHAT, MESSAGGI O AUDIO NON TORNANO

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Smartphone con chat WhatsApp in italiano e messaggio eliminato, utilizzato come esempio di perizia informatica forense su comunicazioni digitali.

PERIZIA INFORMATICA FORENSE: COSA FARE SUBITO SE CHAT, MESSAGGI O AUDIO NON TORNANO

Messaggi cancellati, chat WhatsApp modificate, audio alterati, accessi sospetti a email o social network: oggi molte situazioni delicate, personali o aziendali, nascono da comunicazioni digitali.

Il modo in cui ci si muove nelle prime ore può incidere molto sulla possibilità di utilizzare correttamente queste informazioni come elementi tecnici e, se necessario, anche in un procedimento giudiziario.

Questo articolo spiega quando può essere utile una perizia di informatica forense, come muoversi in modo prudente e in quali casi può essere richiesta una perizia informatica forense asseverata, sia per aziende sia per privati.

Fornisce indicazioni pratiche su cosa fare e cosa evitare fin dalle prime fasi, senza sostituire in alcun modo il parere di un avvocato.

L’articolo è basato sull’esperienza operativa di periti informatici forensi che operano a supporto di aziende, privati e avvocati, anche in ambito giudiziario.

COS’È UNA PERIZIA DI INFORMATICA FORENSE

Una perizia di informatica forense è un’attività tecnica svolta con metodologie strutturate e riconosciute, finalizzata a:

  • preservare i dati digitali nel modo più possibile rispettoso del loro stato originario

  • analizzare dispositivi, chat, file, audio e account

  • ricostruire eventi e sequenze temporali

  • produrre risultati documentati e verificabili, potenzialmente utilizzabili anche in sede legale

Non si tratta di un semplice parere informale o di una lettura “a vista” dei dati.

Una perizia informatica forense mira a trasformare i dati digitali in elementi tecnici strutturati, idonei a essere presi in considerazione all’interno di un procedimento, fermo restando che la valutazione finale spetta sempre al giudice.

QUANDO PUÒ SERVIRE (PRIVATI E AZIENDE)

La perizia di informatica forense è uno strumento di tutela concreto in molti contesti diversi.

Per i privati

stalking e molestie digitali

revenge porn o diffusione non consensuale di immagini

messaggi WhatsApp cancellati o potenzialmente manipolati

audio o messaggi vocali che si sospetta siano stati alterati

accessi non autorizzati a email o social

conflitti personali o familiari in cui le comunicazioni digitali hanno un ruolo centrale

Per le aziende

dispute con ex dipendenti

cancellazione o alterazione di comunicazioni interne

utilizzo improprio di dati aziendali

verifiche su possibili comportamenti scorretti

necessità di chiarire i fatti in vista o nel corso di procedimenti legali

COSA NON FARE: GLI ERRORI PIÙ COMUNI

Quando si sospetta un problema legato a chat, messaggi o dispositivi digitali, è importante evitare azioni impulsive che potrebbero complicare il lavoro forense.

Conviene in particolare evitare di:

  • cancellare chat, file o messaggi

  • installare software di recupero dati “fai da te”

  • inoltrare conversazioni su altri dispositivi per “metterle al sicuro”

  • effettuare backup non controllati o non documentati

  • rinominare, spostare o modificare file

  • tentare soluzioni improvvisate senza un confronto tecnico

Interventi di questo tipo possono rendere più difficile o, in alcuni casi, impossibile ricostruire con precisione lo stato originario delle prove digitali.

COSA FARE SUBITO

Se ritieni di poter aver bisogno di una perizia forense, alcuni comportamenti prudenti possono fare la differenza.

È generalmente consigliabile:

  • limitare l’uso del dispositivo interessato

  • evitare di reinstallare app o sistemi

  • non cancellare nulla, anche se il contenuto è delicato

  • conservare smartphone o computer nello stato attuale

  • contattare il prima possibile un perito informatico forense o il tuo avvocato di fiducia

In situazioni particolarmente delicate, su indicazione del perito o dell’avvocato, può essere utile isolare fisicamente il dispositivo inserendolo in una busta di Faraday.

Si tratta di uno speciale involucro schermato che riduce o impedisce le comunicazioni radio (rete mobile, Wi‑Fi, Bluetooth) e può contribuire a:

limitare sincronizzazioni automatiche

ostacolare eventuali accessi remoti

preservare quanto più possibile lo stato del dispositivo

mantenere più integre le evidenze digitali nel tempo

L’uso della busta di Faraday non è necessario in tutti i casi, ma può rappresentare una misura cautelativa utile in attesa di una valutazione tecnica.

PERCHÉ SCREENSHOT E CHAT ESPORTATE POSSONO NON BASTARE

Uno screenshot o una chat esportata possono costituire un primo elemento documentale, ma presentano alcuni limiti:

non garantiscono da soli l’integrità del contenuto

s

possono essere contestati quanto ad autenticità e completezza

non includono tutti i metadati tecnici originari

possono essere alterati con relativa facilità

In diversi casi, gli screenshot vengono comunque valutati dal giudice, ma spesso hanno un valore probatorio più fragile, soprattutto se la controparte solleva contestazioni tecniche.

Per rafforzare la tenuta della prova, è di norma preferibile affiancare agli screenshot una vera acquisizione forense, quando il caso lo giustifica.

La perizia informatica forense si basa infatti su:

  • acquisizioni strutturate dei dati

  • calcolo di hash di verifica

  • gestione documentata della catena di custodia

  • analisi ripetibili, tracciate e descritte in modo chiaro nelle relazioni tecniche

IL RUOLO DEL PERITO E L’ASSISTENZA IN TRIBUNALE

Il perito informatico forense, o consulente tecnico, si occupa in genere di:

analizzare dispositivi e dati digitali in modo sistematico

redigere relazioni tecniche dettagliate e comprensibili

supportare clienti e avvocati nella lettura degli aspetti tecnici

operare come consulente tecnico di parte (CTP)

interfacciarsi con eventuali consulenti nominati dal giudice

illustrare in modo chiaro le conclusioni tecniche anche in aula, quando richiesto

Queste attività possono riguardare sia procedimenti civili che penali, in coordinamento con la strategia legale definita dall’avvocato.

LA PERIZIA INFORMATICA FORENSE ASSEVERATA

In alcune situazioni, su indicazione dell’avvocato o per specifiche esigenze procedurali, può essere richiesta una perizia informatica forense asseverata.

L’asseverazione è un atto formale con cui il perito dichiara sotto giuramento:

  • la veridicità di quanto affermato nella relazione

  • la correttezza metodologica seguita

  • la coerenza tecnica delle conclusioni

Una perizia informatica forense asseverata tende ad avere un peso formale maggiore all’interno di un procedimento, pur restando soggetta alla valutazione del giudice e al contraddittorio tra le parti.

Quando opportuno, i periti di Alchimie Digitali possono predisporre e asseverare la perizia, operando in coordinamento con l’avvocato e nel rispetto della normativa vigente.

LA COLLABORAZIONE CON GLI AVVOCATI

Nei casi più delicati, come stalking, revenge porn o molestie digitali, il coinvolgimento di un avvocato fin dalle prime fasi è spesso decisivo.

In Alchimie Digitali la collaborazione con gli studi legali del territorio è costante, perché analisi tecnica e strategia legale devono procedere in modo coordinato.

In molti casi è importante:

  • valutare con il legale se, quando e come sporgere denuncia

  • seguire le indicazioni dell’avvocato prima di intraprendere azioni autonome

  • raccogliere e preservare correttamente le prove, anche in vista del contraddittorio

In situazioni particolarmente sensibili, l’avvocato può anche consigliare di eleggere domicilio legale presso il proprio studio, ad esempio quando non si desidera rendere facilmente rintracciabile il proprio indirizzo a chi sta creando problemi o molestie.

“MI STANNO CONTROLLANDO IL TELEFONO”: COME ORIENTARSI

Capita spesso che arrivino richieste da persone convinte di avere il telefono, le email o gli account social sotto controllo.

È importante distinguere tra semplici impressioni, coincidenze e situazioni in cui emergono elementi tecnici concreti che possono far pensare a un reale problema di sicurezza.

Alcuni contesti che meritano attenzione sono, ad esempio:

password condivise in passato o facilmente intuibili

dispositivi lasciati incustoditi per periodi prolungati

account sincronizzati su più telefoni o computer

accessi segnalati da località inattese

app installate da terzi senza piena consapevolezza

In altri casi, invece, non emergono evidenze tecniche concrete di compromissione.

Una verifica professionale serve proprio a distinguere i fatti dalle percezioni, evitando sia allarmismi inutili sia interventi improvvisati che possono peggiorare la situazione.

PERCHÉ AFFIDARSI A SPECIALISTI

L’informatica forense è una disciplina tecnica con implicazioni legali significative.

Un approccio improvvisato, pur mosso dalle migliori intenzioni, può compromettere proprio quelle informazioni che potrebbero rivelarsi decisive in un secondo momento.

In Alchimie Digitali operano periti ed esperti in informatica forense che assistono aziende e privati, dalla prima valutazione tecnica fino all’eventuale supporto in tribunale, inclusa la predisposizione di perizie informatiche forensi asseverate, quando necessario.

Per approfondire il servizio di assistenza forense e al contenzioso:

FAQ

Queste domande riassumono alcuni dei dubbi più comuni di aziende e privati che si trovano ad affrontare problemi legati a chat, messaggi, audio o dispositivi digitali.

Cos’è una perizia informatica forense asseverata?

È una perizia tecnica in cui il perito, tramite un atto formale di asseverazione, attesta sotto giuramento la veridicità di quanto dichiarato e la correttezza del metodo seguito, conferendo al documento una maggiore forza formale.

Quando può servire una perizia informatica forense asseverata?

Di solito viene valutata quando lo richiede l’avvocato o in procedimenti che richiedono un livello di formalità e strutturazione probatoria più elevato.

Uno screenshot WhatsApp è una prova valida?

Uno screenshot può essere preso in considerazione, ma spesso non è sufficiente da solo, perché è più facilmente contestabile quanto a integrità e completezza rispetto a un’acquisizione forense strutturata.

Cosa devo fare se penso che mi controllino il telefono?

È prudente evitare interventi drastici o improvvisati e rivolgersi a un professionista (perito o avvocato) per una valutazione tecnica del caso concreto, che tenga conto anche dei possibili risvolti legali.

Quanto tempo serve per una perizia informatica forense?

I tempi dipendono da molti fattori (tipo di dispositivo, quantità di dati, complessità delle domande poste al perito), ma in generale è sempre utile attivarsi il prima possibile.

Domande frequenti dei clienti

Come capire se un messaggio WhatsApp è stato cancellato o modificato?

In diversi casi una semplice lettura della chat non basta: un’analisi forense specializzata è il modo più affidabile per cercare tracce tecniche e metadati utili a ricostruire cosa è accaduto.

Una perizia informatica forense può essere utilizzata in tribunale?

Sì, una perizia svolta con metodologia corretta e ben documentata può essere presa in considerazione in giudizio, soprattutto se inserita nel corretto contesto procedurale e, quando opportuno, asseverata.

Chi può fare una perizia informatica forense?

In genere se ne occupano periti ed esperti qualificati, con competenze tecniche specifiche in digital forensics e conoscenze di base delle procedure giudiziarie rilevanti.

Serve un avvocato per una perizia informatica forense?

Il coinvolgimento di un avvocato è spesso consigliabile, soprattutto quando sono prevedibili o già in corso procedimenti legali, perché consente di inquadrare correttamente la perizia nel contesto giuridico.

Nota: le informazioni contenute in questa pagina hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere di un avvocato o di un consulente legale. Ogni situazione va valutata caso per caso.

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