Verso la fine di maggio 2016 lo stesso hacker che la settimana prima aveva venduto i dati di otre 164 milioni di utenti LinkedIn ha dichiarato di avere disponibili per la vendita email e password di oltre 360 milioni di utenti MySpace, cosa che si può definire tranquillamente come uno dei peggiori leak di password della storia.
Il suddetto hacker vendeva a questo punto un “pacchetto” di oltre 427 milioni di accoppiate username / password tra MySpace e LinkedIn per 2800 dollari USA in bitcoin, 6,56 US$ al MILIONE DI CREDENZIALI.
Tralasciando i tecnicismi sulla protezione delle password, questo dovrebbe dare agli utenti una chiara percezione del perchè è così importante cambiare le proprie password con una certa regolarità, e non affidarsi a password semplici.
A livello conoscitivo, riportiamo qui di seguito le 55 password più ricorrenti in detto “pacchetto”, nel tentativo di farvi capire quanto è semplice a fronte di una password simile penetrare nel vostro account.
Dovrebbe essere evidente per tutti infatti che queste saranno le prime password attualmente presenti in qualunque dizionario di password guessing di qualunque tool, e pertanto se usate una password come “password1” o “asdasd5” questa verrà rilevata istantaneamente.
Mi è stato chiesto come un tecnico vede i social network.
Sapete che c’è?
non so dirvelo, perchè non sono una questione “tecnica” per me.
Vedete, a volte fa bene ricordarsi da dove si e’ partiti. Fa bene sapere chi, come, cosa, quando, ma fa bene anche ricordare quali erano le speranze di un tempo, e confrontarle con la realtà di oggi, altrimenti si entra in un girone infernale dove succede sempre che si stava meglio quando si stava peggio.
E allora oggi voglio ricordarmi chi c’era e come eravamo, per vedere se davvero poi non c’è’ nulla di meglio da allora.
In fondo un po’ di “am’arcord” si può concedere anche ad un informatico come me.
Torniamo indietro a un po’ di tempo fa (be, va bene, un po’ TANTO, magari). Stavo finendo gli ultimi anni della scuola, un ITIS con specializzazione informatica, quando venni in contatto con un attrezzo oggi sulla via dell’estinzione.
Un Modem.
Era uno scatolotto rosso-arancio, grosso quanto un odierno hard disk esterno multimediale da alcuni terabyte, da attaccare da una parte a una seriale , configurare in base alla nazione tramite una serie di microinterruttori, e dall’altra parte aveva una presa per il telefono… quadrata!
E chi aveva mai visto una spina quadrata per il telefono? Telefono da noi voleva dire “tripolare SIP”, quelle spine grosse con tre barrette di ferro grandi quanto una penna che uscivano fuori!
Ma quell’oggetto prometteva di COLLEGARSI AD ALTRI COMPUTER!!!
Una cosa magica! Pensate, si poteva fare parlare un computer (non parlate di PC, al tempo si parlava di IBM-Compatibili, non di PC) con un altro! E andava velocissimo, ben 300 bit al secondo! Bastavano pochi secondi per caricare una videata di testo 80×24, quella che serviva per i terminali remoti!
Non voglio tediarvi con particolari storici più o meno buffi e “robbbe da smanettoni” (con 3 “b” ovviamente) che servirebbero solo a dimostrare la mia età o a far pensare che voglia appuntarmi medaglie dal vago sapore di “io c’ero”, la cosa importante fu che quel “coso” mi permise una magia.
Collegarmi a una bullettin board.
E, soprattutto, incontrare su quella “rete telematica” delle PERSONE.
PERSONE vere, sapete? Altri smanettoni come me, e’ vero, ma di pirati con la benda all’occhio o di orchi mangiabambini non ce n’erano, o quanto meno si nascondevano bene.
Nonostante gli avvisi saggi del tipo “diventerai cieco a forza di passare il tuo tempo davanti a quell’affare” ci scoprii un mondo fatto di PERSONE, persone VERE, che, al contrario di quel che dicevano tutti, non si nascondevano dietro un monitor per celare la loro identità. Oh, siamo seri, c’erano anche quelli, ma venivano individuati in fretta e altrettanto in fretta esclusi. E poi chissà perché si deve sempre diventare ciechi e non sordi, inoltre io ero già miope come una talpa, quindi rischiavo poco, no?
Poi addirittura venne Videotel , e sembrava che si fosse aperto un mondo, dove c’erano addirittura persone normali, non solo informatici sfigati come me!
Iniziava un sogno strano. La chiamavamo “telematica popolare” Ed era un sogno, un sogno fatto di persone che si parlavano, si raccontavano “i trucchi”, si incontravano in giro per l’Italia viaggiando in treno (purché all’arrivo ci fosse la birra e soprattutto gli amici che non si era mai visto in volto), si facevano scherzi (rimase nel mito la “favola” del matrimonio annunciato da due di questi, con lui italiano e lei greca, senza che si fossero mai visti, con tanto di inviti mandati per matrix, che oggi chiamereste email).
Ma soprattutto si sognava e si costruiva.
Si sognava un mondo in cui tutti a casa avrebbero avuto un computer attaccato a una linea, magari ad altissima velocità ( che so, 2400 bit al secondo). Si sognava un mondo in cui si sarebbe potuto mandare un messaggio di testo, qualcosa di simile a una lettera, a un amico dall’altra parte del mondo. E vedere una risposta in poche ore. Si sognava un mondo nuovo dove le persone avrebbero potuto scrivere su una bacheca elettronica e scambiarsi idee. Magari non solo le impostazioni da usare in Olanda per i modem USRobotics, ma anche la ricetta della torta di riso.
Ci sarebbe piaciuto poterci scambiare foto, magari quelle del nostro incontro a casa del “Bluto” (e chi si conosceva coi nomi anagrafici?) con quello dell’incontro dei ragazzi francesi a casa di “Robyspier”.
Anche solo per dirci “ciao, siamo veri anche noi, non solo un messaggio di testo, guardateci, sorridiamo!”
Pensavamo che i maiali che cercavano sesso virtuale sarebbero stati un male che si sarebbe estinto da solo se solo fossimo riusciti a dare più servizi alla persona della strada.
Pensavamo che un sogno così avrebbe cambiato il mondo se solo fossimo riusciti a realizzarlo.
Poi accaddero varie cose, belle e brutte.
Accadde quasi in contemporanea che le forze dell’ordine ci dichiararono fuorilegge solo perché gli americani avevano deciso che i loro smanettoni erano cattivi (là si chiamavano “hacker”), e quindi eravamo cattivi anche noi.
Fu uno shock.
Si videro dischi fissi con anni di lavoro volare fuori dalle finestre, sequestri storici di malvagi modem collegati a linee pagate in cooperativa, intere Bullettin Board System (oggi li chiamereste blog?) stroncate da una visita alle 4 del mattino dei carabinieri.
Fidonet, quel prototipo di “telematica popolare”, sostanzialmente moriva in quei giorni.
Restava il limitatissimo Videotel, che permetteva a chi sapeva come farlo di parlare ancora un po’ con “gli altri fuori dall’Italia” tramite Itapac, ma il sogno italiano della telematica popolare sostanzialmente finiva in manette. Poco conta che di quei processi, che io sappia, nessuno finì con una condanna e ben pochi arrivarono al processo vero e proprio.
Ma mentre si tentava di ucciderla, la “telematica popolare” rinasceva in altro modo.
Gli americani, che prima ci avevano spiegato cosa significava “crackdown”, ci avevano insegnato cos’era l’”underground” e perché era meglio stare là che non in mezzo alla gente a cui volevamo dare questa benedetta “telematica popolare” di cui a nessuno fregava nulla e che TUTTI SAPEVANO essere piena solo di pervertiti…
ora si erano però inventati un altro sogno, protetto, nel mondo delle università.
Non era molto diverso da Fidonet alla fin fine, se non dal lato tecnico (che, chiariamo, per noi era IL lato VERAMENTE IMPORTANTE). C’erano sempre degli smanettoni fuori di testa che volevano fare parlare dei computer. Si potevano trasferire addirittura dei file. E i tizi “di la’”, al contrario di noi, usavano macchine Unix, NATE per lavorare “in rete”.
E che in rete, al contrario dei nostri piccoli accrocchi in DOS, funzionavano bene.
Ma allora il sogno non era poi così morto!
Bastava nascondersi, dire che “noi eravamo quelli buoni”, “eravamo quelli universitari”.
Poco conta che in realtà non fossimo mai stati cattivi, si poteva ripartire.
Nascosti, a testa bassa, sapendo che le manette erano sempre dietro l’angolo, ma una speranza c’era ancora.
Poi erano diventati molto più frequenti i modem 2400 bps, e si vociferava di modem 9600. C’era chi diceva che i modem 33.600 bps erano fattibili, e con quelli avresti potuto fare vedere immagini in tempo reale.
Zitti zitti, di nascosto, si tentava di ritrovare i vecchi amici fuori dall’Italia, impresa tra l’arduo e l’impossibile… ma mentre ricercavi Viper, WhiteKnight, CrockMan e RedStar (che non avrei mai più rivisto, anzi, per meglio dire, riletto) incontravi persone nuove.
Parlavano di Internet. Un mondo nuovo.
Che Gibson e Sterling non fossero poi così matti? (se non sai chi sono, li trovi qui, e qui.)
Poi due “piccoli grandi uomini” (mai abbastanza ringraziati) trovarono la chiave di svolta. Si chiamavano Tim e Robert, un inglese e un francese. Lavoravano a Ginevra al CERN, quindi ci si collegava “bene” con loro.
Oh, sembrava una scemata tecnica di quelle che facevano sognare solo noi “pervertiti del bit”, ma si chiamava HTML.
Era nato il web. E in pochi anni, quello che noi avevamo sognato, era realtà.
Linee da 57.600 bit al secondo non erano più una rarità, avere un dominio o almeno una pagina web era cosa ormai di poche lire, una email ti costava solo 50.000 lire l’anno. Nascevano i siti web, e molti di noi diventavano non più dei “mascalzoni tecnologici” ma degli “esperti di compiuters” (con la I e la S ovviamente). A volte ne facevi pure un lavoro.
Poi, l’altro regalo arrivò, o meglio era già arrivato ma noi italiani ce ne accorgemmo un po’ dopo.
Veniva dalla Finlandia, e si chiamava Linux.
HEY, anche noi squattrinati potevamo mettere su un server Unix!!! Come quelli fighi di oltreoceano!!! Bellissimo!
Da lì in poi il sogno era diventato “quotidiano”, ed ogni giorno si rafforzava, arrivava più gente, si facevano più cose e più belle. Avere un sito era sempre meno roba da smanettoni e più roba da “chi aveva delle cose da dire”.
Poi il web e’ diventato interattivo (oppure, per me, un tizio dall’improbabile nome di Rasmus Lerdorf aveva inventato un linguaggio di programmazione che permetteva di fare altre cose assolutamente fighissime come cambiare al volo le pagine HTML! Yay! )
E oggi vedo facebook. Twitter. I blog. E qualcuno mi chiede cosa ci vedo nei Social network.
Ci fa piacere segnalare che la Camera di Commercio di Reggio Emilia ha appena pubblicato un bando per erogare contributi alle imprese a sostegno dell’innovazione.
Il testo completo del bando, che potete trovare qui, recita:
Nell’ambito delle iniziative promozionali volte a supportare le imprese e favorire lo sviluppo del sistema economico locale la Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Reggio Emilia intende favorire la competitività delle PMI attraverso l’acquisto di macchinari, apparecchiature e software innovativi di cui all’art. 3. Il presente bando è emanato ai sensi del regolamento “Criteri e modalità per la concessione di contributi, sovvenzioni, sussidi ed ausili finanziari e per l’attribuzione di vantaggi economici in conformità alla Legge n. 241 del 07.08.1990”, approvato dal Consiglio camerale con delibera n. 19 del 28.12.2006 e modificato con deliberazione n. 21 del 09/12/2013.
La dotazione finanziaria prevista per tale intervento è pari a € 1.500.000,00
In sintesi possono partecipare al bando PMI così come definite nella Raccomandazione della Commissione Europea 2003/361/CE del 6 maggio 2003 (GU Unione Europea L124 del 20/05/2003), con sede legale e/o unità operativa nella provincia di Reggio Emilia.
tra gli investimenti che sono ammessi sono presenti anche:
Inserimento di sistemi informatici e di telecomunicazioni innovativi, (esclusa la creazione di siti internet e l’applicazione della normativa sulla privacy);
In particolare, in questi tempi funestati dal diffondersi di malware e ransomware, questa potrebbe essere, per le aziende di Reggio Emilia e provincia, un buon momento per rafforzare le proprie difese, con firewall e sistemi di backup allo stato dell’arte.
Ovviamente Alchimie Digitali resta disponibile, sia direttamente per quanto riguarda la parte tecnica, sia tramite professionisti esterni specializzati nel campo per quanto riguarda la parte “burocratica”, per supportare le aziende che decidessero di avvalersene. La nostra competenza congiunta in campo sia tecnico che legale/amministrativo ci ha infatti permesso più volte di supportare i nostri clienti in questo tipo di operazioni con piena soddisfazione.
Chiunque desideri maggiori informazioni su questa opportunità può contattarci via form, email o telefono
I dati di SplashData relativi al 2016 delle “25 password più popolari”, continuano a mostrare risultati sempre più sconfortanti sulla pessima abitudine di usare le stesse password per tutto e tutti, oltretutto totalmente prevedibili.
Le “password Vincenti” del 2016 sono:
123456 =
password =
12345 +2
12345678 -1
football +2
qwerty -2
1234567890 +5
1234567 +1
princess +12
1234 -2
login +9
welcome -1
solo +10
abc123 -1
admin NEW
121212 NEW
flower NEW
passw0rd +6
dragon -3
sunshine NEW
master -4
hottie NEW
loveme NEW
zaq1zaq1 NEW
password1 NEW
Ovviamente abbiamo una netta predominanza di password in lingua inglese , ma andando a spulciare vecchi elenchi troviamo anche genialate tipicamente italiane come:
pippo
pluto
paperino
juventus4ever
maggicaroma
supercazzola
cambiami
cambiami1
maradona
h4x0r
caz2o
sormej0
e tanti, tanti altri esempi di italica furbizia (non mi metto a riportarle tutte, il senso l’avete capito). Purtroppo in tanti pensano di migliorare la situazione aggiungendo un singolo numero o un segno di punteggiatura a una delle 1000 password piu’ usate al mondo…
Altro fatto sconsolante e’ che da quando abbiamo cominciato a monitorare le password (il 2012) l’elenco e’ cambiato pochissimo, il che vuol dire che non solo esiste il problema, ma che gli utenti CONTINUANO A METTERE SE STESSI E I LORO DATI ( e talvolta il conto in banca) IN PERICOLO.
Ci permiettiamo di darvi un consiglio:
Controllate la vostra password (e già il fatto che sia UNA non è molto sicuro) su un qualunque password checker, ce ne sono a moltissimi su internet, per esempio quello di Kaspersky, l’antivirus che al momento installiamo di più. Ora, capisco benissimo che nel mondo di oggi ognuno di noi è costretto a ricordare TROPPE password e username, e che la tentazione di usare sempre le stesse, e facilmente ricordabili, è fortissima.
Come fare quindi?
Esistono software chiamati “password wallet” che possono aiutarvi tantissimo in questo.
Ovviamente state mettendo tutte le uova in un paniere, e quindi QUEL PANIERE va protetto al massimo, ma oggi si può. Quasi tutti i password wallet degni di questo nome possono essere connessi a sistemi One Time Password o di autenticazione forte, per cui non basta sapere la vostra username e password per accedervi, ma anche avere “qualcosa” che avrete solo voi (tipo una chiavetta o un apposito programma sul cellulare, come i sistemi di accesso al web banking), addirittura ce ne sono che leggono impronte digitali o cose anche più fantascientifiche.
E costano tra poco e nulla, molti sono anche gratuiti e open source.
Insomma, comunque meglio di avere il nome del gatto come password ovunque!
Volete sapere come rendere più sicura la vostra azienda e magare fare formazione su questi temi (per voi o i vostri dipendenti)? Contattateci e vi metteremo al sicuro!
CNA Comunicazione e Terziario avanzato, che riunisce tutte le imprese associate del comparto della comunicazione del web, dell’ informatica e più in generale dell’ area dell’ Information Communication Technology (ICT) organizza un serata gratuita per le imprese per parlare, insieme a esperti del settore (noi ed altri colleghi ^__^) delle misure necessarie da adottare per la sicurezza informatica
L’incontro sarà Giovedì 17/03/2016 ore 18:00 – 20:30 presso la Sala Arcelli – CNA Provinciale – Via Malavolti, 27 – Modena
Virus, Hacker e Attacchi Informatici. Impara a difenderti con
Noi di Alchimie Digitali saremo presenti sul palco a soddisfare qualche curiosità e ha smascherare
un po’ di luoghi comuni sull’argomento:
Pietro Suffritti di ALCHIMIE DIGITALI srl
“Attenti all’Hacker: miti e verità sulla Sicurezza Informatica”;
Gli altri relatori sono:
Roberto Bergonzini di INFOERRE srl, “Minacce Informatiche: non è una questione di Se ma di Quando”;
Carlo Drago di KÉPOS srl “Sicurezza & Business Continuity: le regole aziendali per sopravvivere ai ‘disastri‘”.
Al termine dell’incontro saremo disponibili, nel nostro Corner, a rispondere alle vostre domande, curiosità e perplessità sul mondo della Sicurezza Informatica. Vi aspettiamo!!!
se volete avere copia della presentazione contattateci mediante il form sottostante!